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L'Innovation Manager

L'INNOVATION MANAGER in michelin

"Guardo al futuro e promuovo la cultura dell'innovazione"

Quando si parla di Innovazione, a voi cosa viene in mente? Noi, ad esempio, pensiamo ai robot e all’automatizzazione per supportare il lavoro delle persone, all’Industry 4.0 e alla digitalizzazione per rendere più efficaci ed efficienti i processi di produzione. In Michelin, l’Innovation Manager, Marco Mangialardo (nella foto in basso), si occupa di tutto questo e di molto altro.

Il compito principale che Marco deve affrontare ogni giorno è duplice: analizzare il presente e proiettarsi nel futuro, per comprendere quali sono e saranno i bisogni e le necessità dell’Azienda e trovare soluzioni innovative, basate sulle nuove tecnologie, per permettere uno sviluppo continuo di Michelin.

Ma, nel concreto, di che cosa si occupa l’Innovation Manager?

1. INNOVAZIONE IN SÉ.

La prima attività, evocata dal nome stesso della professione, consiste nel seguire a 360 gradi l’innovazione in Azienda. In Michelin Italiana, non si tratta di innovazione del prodotto, aspetto gestito in Francia a livello Gruppo, ma si fa riferimento principalmente all’innovazione dei processi. Infatti, da un lato, per produrre prodotti nuovi (es. nuovi pneumatici con caratteristiche particolari o con componenti innovative), sono necessari processi nuovi. Dall’altro lato, i processi già esistenti possono essere sviluppati: l’Innovation Manager deve comprendere quali sono i bisogni attuali, cioè come può essere migliorato e ottimizzato un processo con l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Per questo, l’Innovation Manager si confronta con tantissime figure: l’Ufficio Tecnico; gli Ingegneri; gli Organizzatori Industriali; il team Funzione-Prodotto; il dipartimento IT; ma soprattutto i Capi Progetto e i Responsabili delle singole attività. Ciascuno di loro apporta il proprio contributo per riuscire a capire cosa è necessario innovare ma anche come è possibile farlo. Inoltre, i contatti sono anche esterni all’Azienda: uno dei suoi compiti è creare un Network con i diversi Centri di Eccellenza (ad esempio, Università, Politecnici, Centri di Competenza) per essere sempre aggiornato sulle tecnologie più all’avanguardia.

2. COORDINAMENTO DEL NETWORK DEI CAPI PROGETTO.

Come abbiamo detto, un ruolo importante è giocato dai Capi Progetto delle diverse attività: da loro arrivano le indicazioni sui bisogni di innovazione, in quanto vivono quotidianamente il mestiere. L’Innovation Manager deve, quindi, ascoltarli, supportarli e aiutarli nella loro attività con le opportune modifiche ai processi esistenti. Inoltre, è necessario che le diverse attività si sviluppino in maniera coerente, cioè essere tutte in linea ed essere collaborative ed è importante che ci sia una figura che coordini e guidi tutti nella medesima direzione.

3. TENERE CONTINUAMENTE AGGIORNATA LA VISION INDUSTRIA.

Collegato al punto precedente, sempre per una maggior chiarezza e coerenza, l’Innovation Manager tiene i rapporti con l’Head-Quarter in Francia, per essere sempre aggiornato sugli obiettivi a medio e lungo termine del Gruppo (ad esempio, zero emissioni di CO2 nel 2050). Inoltre, sviluppa i progetti in linea con la vision del Gruppo.

4. FINANZIAMENTI PUBBLICI.

Il Governo italiano lancia dei bandi e mette a disposizione dei fondi per tutto ciò che riguarda l’innovazione in azienda. Solitamente hanno una durata di 36 mesi, per cui l’Innovation Manager deve capire cosa potrebbe succedere nei successivi 36 mesi, cosa potrebbe essere innovato, in quale modo e con quali tempi. Sviluppa poi il progetto, armonizzandone i costi con il bando, e lo presenta ai differenti Enti di supporto.

 

Nel futuro, quali sono le principali sfide che si trova ad affrontare?

Le sfide principali sono 3:

 

L’Innovation Manager e il CIM 4.0

In un articolo precedente, abbiamo parlato del Competence Center CIM 4.0 e dell’Hub in fase di sviluppo nello stabilimento di Michelin a Cuneo, progetto in cui è coinvolto anche il nostro Innovation Manager. Si tratta di uno spazio ipertecnologico in cui le aziende potranno testare prodotti e processi secondo le logiche 4.0.

In particolare, Marco Mangialardo sottolinea l’importanza della logica dell’Open Innovation: le aziende non devono restare isolate ma condividere e mettere a disposizione di altre realtà le proprie conoscenze, le proprie idee, le proprie tecnologie, in un’ottica win-win.

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